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GIORNATA DELLA MEMORIA 2015: LA STORIA DI NEDO FIANO

Sabato 24 gennaio, in occasione della Giornata della Memoria, si è tenuto presso la Sala Teatrale Martino Ciceri l’incontro pubblico “Nedo Fiano – A5405, Il Coraggio di Vivere”, con la partecipazione di Emanule Fiano, figlio di Nedo, e Sergio Slavazza, direttore della casa editrice Monti, che ha pubblicato i libri di Nedo Fiano, tra cui quello che ha dato il nome alla manifestazione. giornata memoria

La serata, organizzata dall’ANCR e dall’ANA di Veduggio, con la collaborazione della Biblioteca Cesare Pavese, ha visto come moderatore Giampietro Corbetta e, durante la lettura di passi del libro di Nedo, il contributo di Gianni Trezzi e della flautista Martina Respina. L’apertura è stata affidata ad un filmato, realizzato nel 2012, che narra la storia di Nedo Fiano, con la partecipazione della moglie Rina Lattes, di Ferruccio de Bortoli, direttore del Corriere della Sera e di Moni Ovadia, attore e drammaturgo. Nedo, ebreo, nasce a Firenze nel 1925 da una famiglia della piccola borghesia toscana: la madre Nella gestisce un piccolo ostello – la Pensione Castiglioni – in Via de’ Benci, non lontano da Piazza della Signoria. Sono ben inseriti nell’ambiente fiorentino, e la vita scorre serena fino al settembre 1938, quando sono pubblicate le infami leggi razziali, controfirmate da Vittorio Emanuele III: in un istante la famiglia Fiano diviene un paria: Nedo è cacciato dalla scuola media, alcuni suoi familiari sono allontanati dal lavoro, il padre Olderigo è addirittura escluso dall’ANCR, mentre quasi tutti i conoscenti voltano le spalle. Nel frattempo scoppia la Seconda Guerra Mondiale ed in un crescendo di violenza il 16 ottobre 1943 i nazisti, dopo aver occupato Roma in seguito all’Armistizio dell’8 settembre, compiono la retata nel Ghetto, nel silenzio delle autorità italiane rimaste, in verità poche, dei giornali e del Papa Pio XII. Far arrestare un ebreo all’epoca era un affare: fruttava 5.000 £ e 2 kg di sale: la famiglia Fiano è tradita ed arrestata a Firenze il 6 febbraio 1944. Il 23 maggio dello stesso anno, dopo un disumano viaggio nei vagoni piombati, giungono ad Auschwitz-Birkenau. La nonna Gemma Bemporad è assassinata lo stesso giorno. Stessa sorte accade poco dopo al padre ed alla madre di Nedo: Olderigo e Nella Castiglioni, agli zii Anna Lina e Oliviero Della Torre, ai cugini Massimo e Manlio Della Torre, al fratello Enzo e al nipote, allora di due anni, Sergio. In breve, nove persone assassinate col gas e bruciate nel forno crematorio per il solo fatto di essere nati ebrei. Nedo è l’unico della famiglia a salvarsi. Alla fine della guerra si trasferisce a Milano, si laurea alla Bocconi, e soltanto nel 1992, dopo un lungo silenzio, inizia a raccontare la sua terribile esperienza, grazie ad un invito venutogli da un preside per un convegno in una scuola intitolata a Primo Levi, che conobbe durante l’internamento ad Auschwitz. La serata è proseguita con riflessioni da parte dell’editore Slavazza, che ha evidenziato come dal 1992 Nedo Fiano abbia finora svolto più di mille incontri sulla Shoah, e come il libro A5405 – edito nel 2003 – abbia riscosso un buon successo editoriale, tanto da essere stato riproposto nel 2013, ampliato e con DVD. Nedo Fiano si è inoltre cimentato in due romanzi storici, sempre editi da Monti, “Il passato ritorna” e “Berlino-Auschwitz…Berlino”. Il figlio Emanuele ha infine fatto alcune considerazioni su come i nazisti, i fascisti, ed i malvagi in generale non siano marziani o mostri da romanzo dell’orrore, ma semplicemente uomini in carne ed ossa come noi tutti. Il comandante di Treblinka dopo aver gasato e bruciato 10.000 persone al giorno si dedicava ad accudire i suoi gerani. Himmler, il peggiore dei nazisti e SS-Reichsfuhrer, in privato era tenero con la figlia Gudrun e credeva a grottesche e risibili pratiche di magia nera. Il momento storico non giustifica quindi l’indifferenza, l’apatia – o peggio – l’interessato distacco. La stessa cosa accade infatti allo stato attuale, in Europa, con gruppi che sfruttando la crisi economica soffiano sul fuoco dell’egoismo e degli odi razziali, ed in Medio Oriente, dove la delirante ideologia dell’ISIS perseguita e massacra chi non si adegua al loro islamismo radicale: siano essi cristiani, yazidi, musulmani sciti e addirittura sunniti moderati. Per chi volesse verificare quanto questo odio covi anche tra di noi basti dare un’occhiata ai commenti agli articoli dei quotidiani in rete o a molti blog. Per chiudere due riflessioni: la prima è una frase di Nedo Fiano: “La libertà è il bene più grande ed irrinunciabile. Viva la libertà!”. Personalmente mi ha sempre fatto specie che un valore così nobile sia stato calpestato proprio nel paese che detiene i natali del suo cantore più alto: Friedrich Schiller, poeta e drammaturgo preromatico ad autore de I Masnadieri e del Don Carlos, veri e propri inni alla libertà. Quasi ad ammonire che gli anticorpi contro il totalitarismo non bastano mai. La seconda è una frase di Lassana Bathily, l’impiegato dell’Hyper Cacher che durante il feroce assalto del terrorista Amedy Coulibaly alla macelleria ebraica ha salvato sei ostaggi. A lui, di religione islamica, probabilmente non piacevano – e non piacciono tuttora – le vignette di Charlie Hebdo. Tuttavia si è schierato dalla parte giusta, quella della libertà, incarnando in pieno il vero spirito di Voltaire e di tutto l’Illuminismo, che non è l’irrisione, ma piuttosto il rispetto per chi la pensa diversamente da noi. Alla domanda sul perché lui, musulmano, avesse rischiato la vita per salvare sei ebrei ha risposto: “Ebrei? Io ho solo salvato sei esseri umani”. giornata memoria

 

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